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Contenuto pubblicitario · Beauty Value srl

Foto di gruppo di famiglia scattata col telefono in una giornata di sole

Ho passato due secondi a chiedermi chi fosse quella donna nella foto

Poi ho capito che ero io.

Era il battesimo di mia nipote, a maggio. Nel gruppo di famiglia erano arrivate quaranta foto e io le scorrevo sul divano, la sera, ingrandendo quelle in cui si vedeva bene il vestitino.

In una c'era tutta la famiglia sul sagrato. Sole delle undici, quello che non perdona niente.

Ho zoomato per guardare il pizzo della cuffietta e sulla destra dell'inquadratura c'era una signora di tre quarti, con la fronte che rifletteva la luce e due solchi netti ai lati della bocca.

Ci ho messo due secondi. Due secondi buoni.

Non l'ho detto a nessuno. Ho chiuso il telefono e il giorno dopo non l'ho nemmeno riaperto.


Nel mio bagno ci sono dodici barattoli. Ne uso tre.

Molti barattoli di creme diverse allineati sul ripiano di un bagno

Li ho contati la settimana dopo, seduta per terra davanti al mobiletto, con l'aria di una che fa l'inventario di una guerra persa.

C'era quella da quaranta euro. Quella da ottanta. E quella con la parola “lift” scritta grande sulla confezione, che ne costava centoquaranta e che ho comprato lo stesso, perché a un certo punto ti convinci che se spendi di più forse funziona.

Nessuna di quelle dodici ha cambiato qualcosa. Una mi ha fatto lucidare come una padella entro mezzogiorno.

E qui viene la parte che mi ha fatto più rabbia, quando l'ho capita: non stavo sbagliando io.

Mi avevano insegnato due regole. La prima è che la pelle grassa non va idratata, perché tanto l'olio ce l'ha già. La seconda è che dopo i cinquanta serve una crema più ricca, perché la pelle si secca.

Sono due regole opposte. Le avevo tutte e due in testa. E le applicavo alternativamente, a seconda di come mi svegliavo.

Il punto è che erano sbagliate tutte e due. Non per cattiveria di qualcuno: erano vere per la faccia di una ventenne negli anni Ottanta.


Nessuno mi aveva mai spiegato che la mia pelle aveva una fuga

Una fuga d'acqua. È il modo più preciso che ho trovato per dirlo.

Dettaglio ravvicinato della guancia di una donna, luce naturale, nessun ritocco

Pensaci un attimo, perché anch'io ci ho messo un po'. La faccia che tira dopo la doccia e la faccia che luccica a metà mattina non sono due problemi. Io li avevo sempre trattati come due nemici diversi, con due prodotti diversi, in due momenti diversi della giornata.

È uno solo. Ed è al contrario di come sembra.

Funziona così. Quando la barriera che tiene l'acqua dentro la pelle si indebolisce, l'acqua inizia a evaporare più in fretta di quanto dovrebbe. Non lo vedi. Non lo senti. Succede e basta.

E allora le ghiandole intervengono, e producono più olio. Non perché la pelle sia grassa: per tappare la falla. È un tentativo di sigillare la superficie e trattenere quello che resta.

Solo che il sebo non trattiene l'acqua. Quindi il tentativo fallisce, e tu ti ritrovi con una faccia che luccica alle undici e tira dopo la doccia.

Poi arriva la parte crudele.

Tu vedi l'olio. Concludi che hai la pelle grassa. E fai la cosa più logica del mondo: la sgrassi. Detergente più forte, meno crema, magari niente crema.

E la barriera si indebolisce ancora un po'. E la fuga si allarga.

Ogni cosa che facevo per risolvere il problema lo stava peggiorando. Per dodici barattoli di fila.


C'è un modo per capire quanto della tua faccia è solo sete

Questo è quello che mi ha ribaltato la testa, e ci vogliono tre giorni per farlo.

L'invecchiamento è costante. La sete va e viene.

Il collagene non torna indietro il martedì per ripartire il giovedì. Se una ruga c'è, c'è tutti i giorni, con qualsiasi luce e dopo qualsiasi notte.

La disidratazione no. Quella è incostante. Compare, si riempie, ricompare.

Quindi: fotografati con la stessa luce, alla stessa ora, a tre giorni di distanza. Metti in mezzo una notte in cui dormi bene e una in cui dormi male.

Quello che cambia è sete.
Quello che resta identico è struttura.

Illustrazione: lo stesso viso in due giorni diversi della stessa settimana, stessa luce e stessa inquadratura
Immagine illustrativa. Non è un prima e dopo del prodotto: rappresenta lo stesso viso in due giorni diversi della stessa settimana, con la stessa luce. Serve a mostrare cosa cambia e cosa resta uguale.

Io l'ho fatto un martedì e un venerdì, in cucina, con la luce della finestra alle otto. E ho scoperto che metà di quello che avevo passato tre anni a chiamare “vecchiaia” cambiava a seconda di come avevo dormito.

Non è stato un sollievo, all'inizio. È stata una specie di rabbia. Perché voleva dire che una parte si poteva sistemare, e nessuno me l'aveva detto.


Il problema non era la crema. Era che tutte facevano la stessa cosa.

Le creme che avevo comprato lavoravano tutte allo stesso modo: stendevano un film sopra la pelle per rallentare l'evaporazione.

Sigillare. Tutte, sigillare.

Su una pelle che sta già producendo olio per conto suo, aggiungere un film è mettere peso sopra il peso. È la crema che alle undici la senti ancora lì. Che sotto il fondotinta fa quelle palline.

Serviva l'opposto: qualcosa che riempisse invece di coprire.


Come funziona la Ricarica Senza Sigillo

La prima cosa che ho notato non è stata sulla faccia. È stata nelle mani.

Un giovedì, verso le undici, mi sono accorta che non mi ero ancora toccata la fronte. Lo faccio da anni senza pensarci: il dorso della mano sulla tempia, per controllare se sto lucidando. Quella mattina non l'avevo fatto nemmeno una volta, e me ne sono resa conto solo perché stavo cercando una cosa in borsa e mi sono vista riflessa nel vetro dell'ufficio.

Non è un risultato. È un gesto che è sparito. Ma è la prima cosa che mi ha fatto pensare che forse stavolta era diverso.

Mani di una donna che tengono il barattolo aperto di HYDRAPURE, si vede la texture in gel

Poi sono andata a leggere perché.

HYDRAPURE è un gel, e la cosa che conta di più è quello che non c'è dentro.

Niente siliconi. Niente oli minerali. Sono loro il film. Sono quello che alle undici senti ancora sulla faccia.

Non è una scelta da etichetta naturale. È che quegli ingredienti fanno il mestiere sbagliato: chiudono fuori invece di far entrare.

E qui c'è la cosa che mi ha convinta più di tutto il resto, perché non devi credere a me. Gira il barattolo e leggi la lista.

Non ti dico che non lasci niente sulla pelle. C'è una base emolliente leggera, altrimenti sarebbe acqua e ti scivolerebbe via. Ti dico che non lascia quel film lì: quello che alle undici senti ancora, quello che sotto il fondotinta fa le palline.

Dentro ci sono niacinamide, N-acetil-glucosamina, zinco, prebiotici e acido ialuronico. Non ti dirò quanti ce n'è, perché non lo so e chi te lo dice senza il numero in mano sta tirando a indovinare. So che sono lì, e che sull'etichetta «senza siliconi» e «senza oli minerali» sono scritti in chiaro: vai a controllare sulla tua, di crema, e conta quanti ne trovi.

E c'è la parola che a me interessava più di tutte: non comedogenica. Vuol dire che è formulata per non ostruire i pori. Quando hai passato tre anni a temere che ogni crema nuova ti faccia venire i brufoli sul mento, quella riga sulla scatola vale più di dieci promesse.

È anche dermatologicamente testata e nickel tested, che a me serviva perché ho la pelle che reagisce a metà delle cose.

Sul prodotto è stato fatto un test su venti volontari: venti su venti hanno riferito una sensazione di idratazione immediata al primo utilizzo. È un test piccolo e riguarda la sensazione, non la misura. Lo riporto perché è quello che c'è, e perché venti su venti è un numero vero.

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Non sono l'unica ad averla trovata così

Quando ho iniziato a parlarne in giro ho scoperto che non ero l'unica ad averci messo un po' a fidarmi. Riporto le parole di tre donne che l'hanno provata, così come me le hanno scritte, compresi i pezzi che non sono complimenti.

«Negli anni ho comprato creme da 100, 120, anche 150 euro. Proprio per questo, quando ho visto quanto costava HYDRAPURE, il mio primo pensiero è stato: possibile che una crema a questo prezzo possa andare bene per me? Ero talmente abituata ad associare il prezzo alto alla qualità che mi sembrava di fare un passo indietro.

L'ho provata perché me ne aveva parlato mia sorella. Non posso dire che sia migliore delle creme costose che usavo prima, non avrebbe senso confrontarle così. Quello che posso dire è che parecchi dei barattoli costosi sono ancora mezzi pieni nel mobile del bagno. HYDRAPURE la sto usando da tre mesi e sono arrivata alla fine del barattolo.

Forse è questa la cosa che mi ha fatto cambiare idea: non quanto costa una crema o quello che promette sulla confezione, ma se dopo qualche settimana hai ancora voglia di usarla tutte le mattine.»

Giulia, 52 anni

«Quando l'ho provata la prima volta ero abbastanza scettica. Sono sempre stata abituata a creme molto più corpose, quindi una consistenza così leggera mi dava quasi l'impressione di non aver messo niente. Durante la prima settimana continuavo a chiedermi se stesse davvero facendo qualcosa.

Poi, verso la seconda settimana, ho iniziato a notare una cosa molto concreta: prima di pranzo controllavo sempre la fronte perché tendeva a diventare lucida, mentre le guance mi sembravano comunque più secche. Con HYDRAPURE questa sensazione di avere la pelle grassa e secca nello stesso momento si è attenuata. La cosa che mi piace di più è proprio che non sento uno strato pesante sul viso.

Non dico che la mia pelle sia diventata improvvisamente perfetta, perché non è così. Però adesso arrivo a metà giornata senza avere subito voglia di tamponarmi la fronte o rimettere qualcosa sulle guance. Per me è già una differenza che noto.»

Marta, 58 anni

«Io sono una di quelle persone che prima di mettere qualcosa di nuovo sul viso ci pensa due volte. La mia pelle reagisce facilmente e quando un prodotto non le piace me ne accorgo quasi subito: soprattutto sul mento mi vengono quei piccoli puntini che poi ci mettono giorni ad andare via.

Per questo con HYDRAPURE sono partita molto cauta. L'ho iniziata proprio in estate, quando tra caldo e sudore la mia pelle tende già a essere più difficile del solito. I primi giorni continuavo quasi ad aspettarmi una reazione.

Invece non è successo niente di particolare. E detta così può sembrare una cosa da poco, ma per me è esattamente il contrario: quando hai una pelle che reagisce facilmente, trovare qualcosa che puoi continuare a usare senza stare ogni mattina a controllarti il mento è già importante.

L'unico difetto, se così vogliamo chiamarlo, è che essendo molto leggera all'inizio pensavo che avrei avuto bisogno di metterne molta di più. In realtà ho solo dovuto abituarmi a una texture diversa da quelle che usavo prima.»

Francesca, 61 anni, pelle sensibile

Quella cosa dell'abituarsi alla texture me l'ha detta anche mia sorella, e ci ho messo qualche giorno anch'io. È il passaggio più strano di tutti, e ci arrivo adesso.


«Sì, ma è troppo leggera per la mia età»

Lo so, perché l'ho pensato anch'io la prima settimana.

La metti, e dopo dieci minuti non la senti più. E la testa fa: non ha fatto niente.

Poi ho capito una cosa che mi ha fatto ridere di me stessa.

Quella sensazione che ho passato trent'anni a chiamare “idratazione” non è idratazione. È il film.

Se senti ancora la crema sulla faccia un'ora dopo averla messa, non è entrata. È lì sopra, che aspetta. Stai sentendo un sigillo, non un'idratazione.

Quando sparisce vuol dire che è passata dentro. È l'unico posto dove può lavorare.

Vale anche per il prezzo, che è stato il mio secondo pensiero (trentuno euro mi sembravano pochi, e io ai prodotti che costano poco non ci ho mai creduto). Ma i siliconi e gli oli minerali costano pochissimo. Sono ingredienti economici che danno una sensazione costosa.

Costa meno perché non contiene quello che non serve.

E c'è un'ultima cosa, che a me è servita più di tutte. Questa non è una di quelle formule caricate al massimo per farti vedere qualcosa in tre giorni. È pensata per essere messa tutti i giorni, anche sulla pelle che si irrita per niente. Se sei fra quelle che hanno provato i prodotti “forti” e ci hanno rimesso, io ci sono passata, e ho ancora il barattolo da centoquaranta euro a dimostrarlo, la differenza la senti proprio lì.

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L'unica cosa che mi resta da dire

Non so quanti anni ha la tua pelle. Nessuno lo sa guardando una foto, e chi te lo dice ti sta vendendo qualcosa.

So che per tre anni ho creduto che fosse tutta età, e che una parte non lo era. E so quanto mi è costato scoprirlo tardi: dodici barattoli, tre dei quali costavano più di quello che sto usando adesso.

Trentuno euro sono meno di quello che ho speso per la crema con la parola “lift” sulla confezione, che ho tenuto in bagno otto mesi e ho buttato piena a metà.

E ad agosto, dopo tre mesi di sole, di sale e di aria condizionata, la fuga è al suo punto peggiore. È il mese in cui si vede di più e in cui si chiude più in fretta.

Se hai un cassetto come il mio, il conto lo hai già fatto anche tu.

Il barattolo di HYDRAPURE appoggiato sul lavandino di un bagno accanto a uno spazzolino
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Debora